Roccaraso… cattedrale “diroccata” nel deserto
In realtà non parlerò di Roccaraso, paese che non conosco, ma alle località cui si fa riferimento quando si dice “vado a sciare a Roccaraso”. Infatti il posto corretto è l’alto Sangro con le località di Monte Pratello, Pizzalto, Aremogna e Valle Fredda. Questi sono null’altro che i punti di accesso al comprensorio sciistico più importante del centro Italia.
Quest’anno ho tentato la seconda esperienza personale, con un viaggio da Roma verso Sulmona sulla A24/A25. Il tragitto è piuttosto lungo e difficilmente si riuscirà ad arrivare prima di 2 ore e 20 minuti. Il piazzale Pizzalto è probabilmente il più ampio tra i punti di accesso. Si paga una quota fissa di pochi euro per la sosta per l’intera giornata. Scarponi ai piedi e sci in spalla, pronti per andare all’ufficio skipass. Questo si trova vicino alla seggiovia “Pizzalto” (ma va!?) ove alla modica cifra di 33 euro si potrà sciare in tutto il comprensorio per un giorno. Personalmente credo che il prezzo sia esoso, confrontandolo con lo skipass del Dolomitisuperski. Comunque questo è… quindi carichiamo la scheda magnetica, prendiamo la mappa delle piste e via. Ah, scritto con il pennarello (!) c’è un foglio attaccato al vetro con l’indicazione degli impianti aperti. Già questo fa intuire il livello di attenzione al cliente che rasenta la furberia, poiché chi non è avvezzo al comprensorio non conosce il nome degli impianti, oltretutto non è scritto quali sono chiusi.
La giornata purtroppo non era splendida. Cielo coperto e una leggera nevicata in atto. Comunque prendiamo la seggiovia. Questa, come tutte, non è coperta (le due ovovie a parte) e la neve/ghiaccio tendono a coprirle nel tragitto valle/monte/valle. Alcuni operatori in stazione le puliscono con la scopa, ma altri se ne restano beatamente al chiuso, lasciando di fatto incustodito l’accesso, oltre ad avere neve e ghiaccio sulla seduta.
Saliti a monte iniziamo a sciare. Le piste sono tenute discretamente, ma restiamo perplessi per lo strato di neve e di ghiaccio sottostante. Entrambi sono molto compatti, troppo! Questo ci fa pensar che le macchine che in teoria dovrebbero rimettere a posto le piste a fine giornata passano soltanto per pareggiare la neve, e non per rigirare anche lo strato superficiale di ghiaccio (come avviene, sempre, in alta Italia). La sensazione è quindi molto strana: non si riesce a “grattare” il ghiaccio perché risulta come una patina omogenea. Insomma, o si scia tagliando la neve fresca, o si rischia di volar via!
La mattinata è passata quindi da una pista all’altra, sciando (più propriamente, facendosi trasportare a valle dalla pendenza) alla bene e meglio. Nel primo pomeriggio la situazione meteo è drasticamente peggiorata: la nebbia è scesa pesante e la neve cadente è diventata aghi di ghiaccio. Ho avuto ahimè la sventura di provare l’ennesima pecca organizzativa: molte piste non hanno né paletti di segnalazione di bordo pista, né protezioni. Per cui scendere in una situazione in cui tutto è bianco (ma tutto tutto!) diventa un’impresa. I bordi pista non si vedono, per cui si cerca di capire dov’è la pendenza, e con piccole curve si scende. Questo però può portare a falsi pendii, per cui ci si ritrova in mezzo ad un metro di neve fresca, con tutti i problemi che ne conseguono.
Quest’anno ho tentato la seconda esperienza personale, con un viaggio da Roma verso Sulmona sulla A24/A25. Il tragitto è piuttosto lungo e difficilmente si riuscirà ad arrivare prima di 2 ore e 20 minuti. Il piazzale Pizzalto è probabilmente il più ampio tra i punti di accesso. Si paga una quota fissa di pochi euro per la sosta per l’intera giornata. Scarponi ai piedi e sci in spalla, pronti per andare all’ufficio skipass. Questo si trova vicino alla seggiovia “Pizzalto” (ma va!?) ove alla modica cifra di 33 euro si potrà sciare in tutto il comprensorio per un giorno. Personalmente credo che il prezzo sia esoso, confrontandolo con lo skipass del Dolomitisuperski. Comunque questo è… quindi carichiamo la scheda magnetica, prendiamo la mappa delle piste e via. Ah, scritto con il pennarello (!) c’è un foglio attaccato al vetro con l’indicazione degli impianti aperti. Già questo fa intuire il livello di attenzione al cliente che rasenta la furberia, poiché chi non è avvezzo al comprensorio non conosce il nome degli impianti, oltretutto non è scritto quali sono chiusi.
La giornata purtroppo non era splendida. Cielo coperto e una leggera nevicata in atto. Comunque prendiamo la seggiovia. Questa, come tutte, non è coperta (le due ovovie a parte) e la neve/ghiaccio tendono a coprirle nel tragitto valle/monte/valle. Alcuni operatori in stazione le puliscono con la scopa, ma altri se ne restano beatamente al chiuso, lasciando di fatto incustodito l’accesso, oltre ad avere neve e ghiaccio sulla seduta.
Saliti a monte iniziamo a sciare. Le piste sono tenute discretamente, ma restiamo perplessi per lo strato di neve e di ghiaccio sottostante. Entrambi sono molto compatti, troppo! Questo ci fa pensar che le macchine che in teoria dovrebbero rimettere a posto le piste a fine giornata passano soltanto per pareggiare la neve, e non per rigirare anche lo strato superficiale di ghiaccio (come avviene, sempre, in alta Italia). La sensazione è quindi molto strana: non si riesce a “grattare” il ghiaccio perché risulta come una patina omogenea. Insomma, o si scia tagliando la neve fresca, o si rischia di volar via!
La mattinata è passata quindi da una pista all’altra, sciando (più propriamente, facendosi trasportare a valle dalla pendenza) alla bene e meglio. Nel primo pomeriggio la situazione meteo è drasticamente peggiorata: la nebbia è scesa pesante e la neve cadente è diventata aghi di ghiaccio. Ho avuto ahimè la sventura di provare l’ennesima pecca organizzativa: molte piste non hanno né paletti di segnalazione di bordo pista, né protezioni. Per cui scendere in una situazione in cui tutto è bianco (ma tutto tutto!) diventa un’impresa. I bordi pista non si vedono, per cui si cerca di capire dov’è la pendenza, e con piccole curve si scende. Questo però può portare a falsi pendii, per cui ci si ritrova in mezzo ad un metro di neve fresca, con tutti i problemi che ne conseguono.
08 Marzo 2011
